La parola GAYATRI deriva da gayantam-trayate: gaya è ciò che è cantato, che è lodato

trayate (radice trai), indica ciò che preserva/protegge/dona salvezza/concede la liberazione.

Gayatri quindi significa “adorazione o lode di ciò che protegge/preserva/concede la liberazione”.

Il termine gaya sta a significare anche le energie vitali.

Quindi, possiamo considerare il termine GAYATRI come

la preghiera o la lode che risveglia le energie vitali e concede la liberazione

 

Il gayatri mantra è uno dei più famosi inni vedici. Scritto in metro poetico (Rig-Veda, decimo mantra, sutra 62 del terzo mandala), si compone di 24 sillabe, tre righe di otto sillabe ciascuna. Tutti gli inni composti con questo metro si chiamano gayatri.

Il mantra originario contenuto nel Rig-Veda è di 24 sillabe, che sono le seguenti:

Tat Savitur Varenyam

Bhargo Devasya Dheemahi

Dheeyo Yo Na Prachodayat

USO DEL PREFISSO:

Prima di ogni offerta o prima di iniziare qualsiasi cerimonia spirituale, come parte dell’invocazione, tutti i mantra sono cantati con l’invocazione

Aum Bhur Bhuvaha Svah

Si dice che questo mantra sia stato composto e sviluppato dal saggio Vishwamitra. Il suo nome vedico è Savitri, perché l’inno si rivolge a Savitur (il sole). La parola gayatri non è mai nominata nel mantra. Savitur significa fulgore, lucentezza, sole, come il potere interiore o la luce spirituale, o anche ciò che conduce all’auto-realizzazione. Così, attraverso Savitur la preghiera è indirizzata alla luce delle luci.

Aum Bhur Bhuvaha Svah

Tat Savitur Varenyam

Bhargo Devasya Dheemahi

Dheeyo Yo Na Prachodayat